giovedì 15 agosto 2013

LETTERA AI FORCAIOLI BOIA

E smettetela di essere forcaioli. Un Gran Signore ci ha insegnato che chi è senza peccato alzi la prima mano. Ve ne rimarrebbero ben poche alzate. Chi, almeno per una volta non ha fatto del male agli altri per proprio esclusivo interesse, o per assoluto disinteresse; chi ha sempre ritirato ogni scontrino delle sue spese; chi ha sempre pagato sino all'ultimo cent delle proprie tasse o multe. Con questo metro tutti gli italiani sarebbero condannabili, dalle più alte cariche politiche a giudici che cercano comunque un colpevole e mai la Verità; dai più alti gradi militari e di pubbliche amministrazioni sino al più comune dei cittadini. Pochi si salverebbero; ed è proprio a quei pochi che si arrecherebbe il danno più gravoso, perché inciderebbe solo sulle loro spalle il mantenere in carcere un intero popolo. Mi son sempre dichiarato contrario a tale pena; meglio impiegare il reo in servizi utili alla comunità con uno stipendio minimo, dopo aver applicato nei suoi confronti la legge dell'esproprio espiativo. Solo con questo sistema personaggi altezzosi capirebbero il reale valore della moneta; di quella moneta che i comuni lavoratori si guadagnano con sudore e sangue. Quanto a quelli che vorrebbero vedere letteralmente sbranato l'avversario politico, non essendovi riusciti a sconfiggerlo democraticamente, civilmente, son certo che si tratti di figli senza un padre e di conseguenza senza un nonno; altrimenti non odierebbero con bestiale e cieco rancore uomini di età tanto veneranda. Se non ci si sente forti e sicuri del sistema democratico in uso, è meglio ritirarsi dalla politica e tornare a fare vecchi mestieri; sempre che se ne avesse uno prima. Una pacifica stretta di mano, vitopetino.

Edito a Bari il 15.8.2013

venerdì 2 agosto 2013


L’AMARO IN BOCCA

 

Le politiche dello scorso febbraio mi hanno regalato quel dolce sapore che solo una vittoria sul campo può dare, e chi è stato atleta come me può ben capirlo. Vedere escluso dagli eletti uno come Fini con l’unico mezzo civile in mano al Popolo Sovrano, il consenso elettorale, è stato un momento davvero inebriante. Senza alcuna violenza, ci siamo liberati di un abusivo parlamentare (oltre i due mandati), e di uno dei maggiori artefici del disastro italiano, fatti salvi i suoi interessi personali. Mi sarebbe piaciuto sconfiggere allo stesso modo tutti gli altri che illegalmente occupano poltrone in parlamento (oltre i due mandati, unico mezzo altamente igienico per una immediata disinfestazione delle istituzioni vitali di uno stato moderno); sconfiggere allo stesso modo soprattutto il signor Berlusconi. La prima sensazione euforica dopo la condanna, però, è stata ben presto travolta dal modo in cui tale vittoria è venuta. Vista l’impossibilità di sconfiggerlo democraticamente, si è dovuto ricorrere ad ogni più piccolo sotterfugio, ad ogni più grande accanimento, pur di ottenere a tavolino quella vittoria che non si è stati capaci di ottenere in campo. E sono proprio queste le vittorie che lasciano l’amaro in bocca e un profondo disgusto nell’animo di un vero atleta, amante del confronto leale, imparziale, giusto, rispettoso in primis delle età venerande. Altrimenti non vi sarebbe più rispetto né per amici e né per avversari; né per vecchi e né per giovani; per nessuno. Lo si è dipinto il Berlusconi come il Male Supremo delle cose italiane, dimenticando di essercelo ritrovato dopo un cinquantennio disastroso, sfociato poi in Tangentopoli. Se fosse quel mafioso descritto da certa stampa cartotelevisiva, come mai, dopo aver subito sino all’incredibile, non ha utilizzato uno di quei sistemi da veri mafiosi che in passato ha visto più volte nella polvere (e non metaforica) giornalisti, politici, giudici? Questo io mi son sempre chiesto. Indicibile, poi, i commenti dei più giovani; si sa che le cattiverie più cruente sono quelle dei bambini, ma in alcuni casi si è oltrepassato ogni limite dell’indecenza. Volere morto un vecchio signore supera ogni delinquenza comune. Non avere rispetto di un 77enne agli sgoccioli fa pensare a tanti figli di enne enne. Noi Popolo Sovrano lo volevamo soltanto fuori dal Parlamento dopo un civile agone elettorale.

 

Edito a Bari il 2.8.2013

sabato 27 luglio 2013

OBAMA AIUTACI A LIBERARCI DEGLI STATI UNITI D’AMERICA

Signor presidente Obama, l’ennesima strage di innocenti appena perpetrata nel suo paese rianima le speranze affinché il nostro sogno si avveri al più presto. La preghiamo, continui così; faccia finta di essere addolorato; finga di volere a tutti i costi una legge per l’abolizione delle armi, anzi per la chiusura di tutte le fabbriche di armi lasciando andare, al contrario, le cose come sinora sono andate. Non solo i fabbricanti di morte, ma anche il resto del mondo pacifico e civile le sarà grato, perché potrà conquistarsi senza violenza alcuna un territorio grande, produttivo e bello come sono gli Stati Uniti, quando gli ultimi due yankee si saranno eliminati a vicenda. La barbarie di un popolo che si autodistrugge ha sempre premiato i vicini. E’ necessario che qualcuno ve lo dica: continuate a restare legati alle arcaiche leggi del vostro vecchio west, certi che anche il più debole debba avere la possibilità di difendersi, senz’accorgervi che tale sistema è nient’altro che autolesionistico, utile soltanto a rimpinguare i già pingui porci armieri. Signor presidente Obama, ci aiuti.

Edito a Bari il 27.7.2013

domenica 14 luglio 2013

LAVORATORI UTILI E LAVORATORI INUTILI
(a proposito di stipendi d'oro e vergognosi privilegi)

 
E’ nel bar aziendale dell’Ente Italiano Acqua e Fogna (EIAF) che più d’un mese fa è cominciata quella disputa, sfociata poi nell’attuale situazione di disagio per l’intera città. Colino il fognino, sindacalista, si lagnava con i colleghi per la vergognosa differenza di stipendio fra operai e dirigenti. “E dire che l’Eiaf sta in piedi grazie al nostro di lavoro, e non a quello degli strizza scartoffie”, concluse Colino. Ma le parole appena dette erano state colte da uno dei 32 alti dirigenti che proprio in quel momento stava entrando nel bar. In meno di dieci minuti Colino fu convocato dal presidente, all’ultimo piano della storica sede dell’ente. Le reciproche rivendicazioni sulla maggiore e minore utilità dei rispettivi ruoli dette inizio allo sciopero alternato delle due categorie, dirigenti e operai, con cui si sarebbe dimostrato quale fosse il lavoro più utile. Cominciarono per primi i dirigenti, dicendosi certi che pochissimi giorni senza il loro contributo avrebbe messo in ginocchio l’Eiaf e tutta la sua manovalanza. Ma non bastò una settimana per piegare gli operai che, con la collaborazione dei più specializzati, riuscivano ad interpretare progetti, eseguire nuove reti e provvedere alla manutenzione delle vecchie in perfetta sincronia, e armonia soprattutto; insomma, il lavoro procedeva in maniera forse anche più celere, avendo abolito completamente ogni maleodorante fronzolo burocratico; utilizzato, invece, a profusione dai dirigenti per dare una parvenza di indispensabilità al proprio ruolo, altrimenti inutile. Prima che la loro inutilità divenisse evidente anche al più distratto dei cittadini, immediatamente i dirigenti sospesero l’astensione dal lavoro, permettendo agli operai di cominciare a loro volta lo sciopero. Furono sufficienti appena poche ore di braccia incrociate quando, per mancanza di manutenzione della rete fognante, un puzzo insopportabile si diffuse per tutto il primo piano. A metà giornata i reflui prodotti dall’alta dirigenza avevano raggiunto il soffitto del piano. Man mano che i liquami salivano di livello, i dirigenti si spostavano ai piani superiori. Pare che questa sia la ragione inconscia che da sempre spinga i papaveri più alti a sistemarsi a piramide, con la gerarchia massima agli ultimi piani e via via tutti gli altri a scendere nei piani più bassi, contribuendo a creare già fra loro incomprensibili motivi di differenze sociali. Al terzo giorno, quando tutti i dirigenti s’erano accatastati all’ultimo piano del palazzo dell’Eiaf, circondati e assediati dai contenuti dei loro giornalieri bisogni corporali, ad evitare che il principio di fisica elementare noto come caduta dei gravi avesse i suoi effetti, facendo rientrare quelle stesse quotidiane necessità dall’alto degli orifizi urlanti, e poi sentirle per gravità ricadere in basso, in un moto rotatorio senza fine, si arresero, ammettendo la loro inutilità con la rinuncia alle vomitevoli retribuzioni autostabilitesi e conseguente esproprio espiativo.
Logico risultato della vertenza fu l’immediato accordo economico raggiunto fra le parti, con il quale si stabilì che mai più la retribuzione del livello più basso della classe operaia sarebbe stata inferiore ad un terzo della retribuzione massima erogata dall’ente. Tutti i lavori concorrono in egual misura e dignità a rendere una società sempre più civile e giusta.

Edito a Bari il 14.7.2013

domenica 7 luglio 2013

 FINE MILLENNIO O FINE D'UN MITO
Fra i miti ve ne sono tanti che cadono come le stelle spente. Pochi quelli che brillano in eterno. Ma uno di cui mai mi sarei aspettato la parabola discendente è il, per me ancora caro, professor Antonino Zichichi. Alcuni giorni fa m’è capitato fra le mani un suo libro, “L’IRRESISTIBILE FASCINO DEL TEMPO” (edizione Mondolibri spa Milano stampato nel febbraio 2001),  di cui un amico ho pensato me ne facesse dono; solo dopo averlo letto ho invece capito che se n’era liberato. Un libro di 266 pagine, in cui per ben 217 pagine l’autore (all’epoca “settantino”, detto alla siciliana) s’incaponisce, con la forza più che con la ragione, a voler dimostrare che il terzo millennio è iniziato il primo gennaio 2000; salvo poi a contraddirsi palesemente nello specchietto di pagina 216 da lui compilato, in cui non s’accorge che, trasformando in termini “matematici” la data di lunedì 1.1.2001 con il numero 2001,0027379, sbaglia perché, sempre con la sua stessa formula matematica (0,0027379=1/365 pari a un giorno come da lui calcolato), con quel numero sta indicando che in realtà dell’era cristiana sono trascorse 2001 parti intere (anni) e una frazione dell’anno successivo, in pratica sta indicando la data dell’1.1.2002; mentre avrebbe dovuto scrivere il numero riportato più in basso 2000,0027379, cioè 2000 anni interi (al 31.12.2000) che chiudono i primi due millenni e una frazione del nuovo anno (primo giorno del 2001) che apre il terzo millennio, in sintesi la data di lunedì 1.1.2001: che per una perfetta combinazione immanente si presenta come primo giorno del 3° millennio, primo giorno del 21° secolo, primo giorno dell’anno, primo giorno del mese, primo giorno della settimana.
Avviandosi sul cammino della civiltà, ad un certo punto l’uomo ha sentito la necessità di dare un ordine al trascorrere del tempo. E man mano, in tutto l’occidente e in gran parte del mondo restante, è andato affermandosi il sistema convenzionale data/orario gregoriano, perfezionato dagli ultimi risultati tecnologici, che tutti ormai riconosciamo come il sistema più valido ad ammortizzare in maniera quanto più precisa possibile la sincronizzazione fra equinozi. Ma tralasciando tutta la teoria tecnico-scientifica sull’argomento “tempo”, e considerando l’uso pratico che anche il semplice villano deve farne giornalmente, cercherò di spiegare le incongruenze riscontrate nella citata opera del caro professor Zichichi.
Inizio con l’esporre il duplice significato che per ogni uomo hanno quelle cifre che quotidianamente si scrivono o si leggono per indicare una data: oggi 7 luglio 2013 vuol dire che dell’anno 2013 dell’era cristiana ne stiamo trascorrendo il settimo giorno del settimo mese; cioè, perché sia trascorso completamente il 2013, dobbiamo attendere la mezzanotte fra il 31 dicembre e l’1 gennaio prossimi; ovvero, dalla nascita di Cristo sono trascorsi esattamente 2012 anni, 6 mesi e 7 giorni, tralasciando le ore. In termini più esatti e riconosciuti anche dalla Chiesa e dai Custodi del Tempo di Londra, il 3° Millennio è cominciato allo scoccare della mezzanotte fra il 31 dicembre 2000 e l’1 gennaio 2001.
Il primo concetto da tener presente ogni volta che anche quel villano effettua una conta è naturalmente matematico, anzi per essere ancora più semplici, è aritmetico. Alla base della nostra cultura, a noi occidentali sin dalle classi più elementari è stato posto, fra i tanti, un plinto che si radica nel sistema decimale. Pertanto il semplice villano ha la certezza che, a parte l’unità, le decine, le centinaia (secoli), le migliaia (millenni), eccetera, terminano esclusivamente con zero.
Completamente estemporanea l'invenzione dell’anno zero introdotta da Zichichi. In un ipotetico arrivo anteporre lo 0 al 1° è un assurdo logico; come dire che il primo è stato preceduto dallo “zeresimo”. In altri termini che il primo è stato preceduto da nessun altro della stessa specie e che, pertanto, lo 0 rappresenta nient’altro che nessuno, il nulla, l’inconsistenza, la statica perfetta; in geometria il punto, di partenza o d’arrivo, che non ha dimensione. Nel calcolo delle distanze, lo rappresentiamo come linea spartiacque fra l’immobilità assoluta e il movimento: solo spostandoci da quella linea s’abbandona lo zero per passare a valori reali, positivi o negativi, percepibili ad occhio nudo come il millimetro, centimetro ed oltre. Nel calcolo del tempo, lo rappresentiamo come linea spartiacque fra l’immobilità assoluta e il movimento: finché non si pigia il pulsante d’un cronometro, ipotetico o reale che sia, tutto è fermo, continua a persistere quello zero senza alcun valore; appena premuto quel pulsante il nulla, il vuoto, l’immobilità scompaiono per dare inizio a valori reali come il picosecondo e il nanosecondo (misurabili solo con apparecchi atomici, quindi, del tutto inutili per il comune mortale che non riesce ad averne la percezione mentale), il millesimo e centesimo di secondo (misurabili con semplici apparecchi manuali, perciò utili tutt’al più per manifestazioni sportive). Ma quando gli esseri umani si chiedono la data o l’ora, contano soltanto il giorno, il mese, l’anno e, tutt’al più per esattezza, l’ora e il minuto. Che senso ha aggiungere alla lettura i secondi quando, leggendo quello del momento, non si ha manco il tempo di dirlo che siamo già a quelli successivi. Pertanto introdurre un fantomatico anno zero è un assurdo matematico, se il trascorrere di un periodo di dodici mesi lo nominiamo zero. Certo, ad ogni anno si può dare il nome che si vuole; vi sono calendari orientali in cui si susseguono nomi di animali: l’anno dell’asino, ad esempio. Ma nel nostro conteggiare il tempo, il nome di ogni anno corrisponde ad un numero. Pur nominando con l’inesistente anno zero i primi dodici mesi dell’era cristiana, avremmo una situazione simile: al predetto anno zero dei zichichini corrisponde, per noi precisi, l’anno uno, e di seguito, all’anno 1 loro il 2 nostro; così continuando, saremmo giunti in perfetto sincronismo, loro al 31 dicembre 1999 (con l’anno zero sommano 2000 anni, per l’appunto), e noi al 31 dicembre 2000; e comunque, mettendoli in parallelo, avremmo dovuto festeggiare, come dimostrato, contemporaneamente l’inizio del terzo millennio. Incongruenza che lo stesso Zichichi mette inavvertitamente in grande evidenza a pagina 107 (“Dall’anno 8 a.C. all’anno 8 d.C. c’erano sedici anni …”; introducendo l’anno zero come da lui sostenuto, avrebbe dovuto dire “... all’anno 7 d.C. c’erano sedici anni …”) e a pagina 116, nella quale evidenzia lo zero proprio al centro dei periodi a.C e d.C., senza dargli, dunque, spessore alcuno; una semplice linea di demarcazione senza alcun valore.
Ovviamente nel discorso pratico del trascorrere del tempo, nulla ho da eccepire su quanto affermato relativamente a temi specifici non alla mia portata, come orologi atomici, asse terrestre e simili; temi che esulano da quella praticità quotidiana del semplice villano; di contro ho anche tralasciato amenità del tipo bullone-automobile e molecole fruttarole varie contenute nel VII capitolo, un vero inno alla contraddizione e incongruenza, ottenendo l’unico risultato di confermare nero su bianco il contrario delle sue convinzioni sull'inizio del terzo millennio.
Sono certo che per le tante incongruenze appena elencate il caro professor Zichichi si sia giocato il Nobel; e, se non si tratta di un refuso, quando riscontro a pagina 215 che movimento orbitale e movimento di circonvoluzione della Terra sono movimenti opposti, uno antiorario e l’altro orario, comincio a temere molto anche per la sua laurea.
 
Edito a Bari il 7.7.2013

sabato 22 giugno 2013

IL SECOLO DELLA COSCIENZA

Il diciannovesimo secolo, con lo sviluppo della società industriale, ha permesso all’umanità di spezzare le vergognose millenarie catene rappresentate dalla servitù della gleba. Nel ventesimo secolo l’uomo è riuscito ha conquistare moltissimi diritti prima negati, toccando il culmine con le libertà  individuali. Il ventunesimo secolo sarà quello della definitiva presa di coscienza delle finanze della terra. Non è più possibile che una minima parte dell’umanità detenga tutte le ricchezze a discapito della maggioranza. Quest’ultima è in avanzata fase di comprensione del concetto naturale che tutti concorrono alla produzione nella stessa misura; e preparazione, intelletto, e intrallazzi vari non possono più essere motivi per un divario retributivo così abissale e vergognoso fra chi lavora solo di mente e chi opera con la forza fisica che, comunque, comporta anche e sempre un impegno mentale. Ogni individuo vale quanto il proprio simile e ha diritto a goderne gli stessi benefici, al di là di religione, ceto sociale, gerarchia, o quant’altro di assurdo si è solito tirare fuori per giustificare gli enormi, sproporzionati e sempre vergognosi emolumenti che alcune indegne categorie si autodeterminano, infischiandosene consapevolmente e irresponsabilmente di chi non ha nulla. I segni premonitori vi sono tutti. L’allarme per i prevaricatori è già squillato: caduta del Muro, eliminazione di molti dittatori o re che dir si voglia, primavere Arabe, Libia, Siria, Grecia, Spagna Portogallo, Italia con le tantissime defezioni elettorali, Turchia, Brasile e le rivendicazioni del suo popolo più povero. Tutto concorre per ottenere al più presto, senza ormai più escludere anche il ricorso alla violenza, una più giusta ed equa distribuzione delle ricchezze. Non ci si può illudere ancora a lungo che i Popoli continuino ad accontentarsi di “annusare il benessere” che gli si propina a piene mani con tv e riviste patinate, senza che poi ne possa godere in realtà. E’ evidente, più che lapalissiano, che la gente comune non si accontenta più: non solo si vuole “l’Uno vale Uno”, ma soprattutto si chiede con forza, per ottenerlo con immediatezza, “l’Omnia Omnes”. Siete avvisati! Basta con i furti dei diritti dell’uomo sull’uomo; è uno dei reati più gravi, perché spesso e volentieri ha come tragica conseguenza la morte della vittima innocente, come si è avuto modo di constatare in Italia nei numerosi casi degli ultimi mesi.

Edito a Bari il 22.6.2013

giovedì 6 giugno 2013

FEDI DI CUOIO

Certamente il vostro D’Alò è juventino. Naturalmente, in quella sfera di cuoio presa a calci da tutti, noi di fedi contrarie, quindi noi maggioranza, dissentiamo completamente dalle sue affermazioni. Intanto, la fede è fede ed è a vita, per qualunque maglia, colore o sport si parli; lievi variazioni di percentuale nelle tifoserie si possono avere tutt’al più ad ogni cambio generazionale e non nel volgere di un esiguo lustro, si vinca o si perda; altrimenti non esisterebbero tifoserie di squadre come Bari, Palermo, Atalanta ed altre che mai nulla hanno vinto. Inoltre, se nell’articolo di ieri ai termini juventino (bianconero, zebra, Torino, eccetera), sostituiamo romanista (giallorosso, lupa, Roma), milanista (rossonero, diavolo, Milano), partenopei (biancazzurri, ciuccio, Napoli), abbiamo un pezzo buono per tutte le stagioni e colori. Alla fine, perciò, rimangono decisivi proprio quei “numeri freddi e incontestabili” i quali, insieme alla più longeva  e potente proprietà calcistica in Italia (gli Agnelli, per oltre un secolo prima servitori della monarchia e poi “monarchi” loro stessi), rappresentano l’altra “forza” dei torinesi. Traducendo quei numeri in titoli nazionali, infine, bisogna ricorrere proprio alla fredda aritmetica: la statistica di D’Alò dice che trenta tifosi su cento sono di fede juventina, di conseguenza tre arbitri su dieci da ragazzini hanno tifato per i bianconeri, pertanto, anche se inconsciamente, il primo amore non lo si scorda mai, in Italia … Per i titoli internazionali è tutt’altra storia, a conferma della nostra teoria. Purtroppo tu, mio caro Bari, così come tutte le squadre povere, non potrete mai vincere nulla; non basta aver fede in una sfera di cuoio, è necessario avere altro tipo di cuoio molto vicino al cuore. A questo punto, meglio non partecipare: da oltre 20 anni lo scudetto viaggia nel breve tragitto Milano-Torino se si escludono i due titoli del 2000-2001. Roba da campionato cipriota, altro che calcio più bello del mondo!

Edito a Bari il 6.6.2013

venerdì 31 maggio 2013

ITALIOTA CAPARBIETA’

E’ mai possibile che in Italia vi sia una ottusità così diffusa; una ottusità che accomuna vecchi parlamentari (i componenti del Branco che hanno superato vergognosamente di gran lunga il doppio mandato e continuano a difendere con le unghie i loro illeciti privilegi) e i loro elettori: i soliti cocciuti militanti; gli spazzini del voto; quei cittadini tesi a difendere il proprio posto di lavoro pubblico. Tanto distratti questi ultimi da non accorgersi di fare del male anche a se stessi in un futuro non lontano se la crisi dovesse perdurare coinvolgendo sempre più settori; cittadini che, per il proprio immediato tornaconto, non riescono nemmeno a concepire quanti danni i propri abusivi rappresentanti hanno causato al paese. Tutti i sostenitori del Branco, parlamentari della finta destra e della finta sinistra, raccatta-voti imbecilli, autentici stupidi con la casacca di “giornalisti in libro paga pubblico” che con penne e microfoni, branditi minacciosamente in faccia a mo’ di arma, cercano di “ferire” con domande sarcastiche, non gli autori dello scippo nazionale a cui sono asserviti ma, guarda guarda, proprio gli ultimi arrivati nelle aule parlamentari, gli incolpevoli ragazzi Stellati (e quando dico ragazzi non mi riferisco all’età anagrafica del singolo: vi sono giovani di 80 anni e decrepiti ventenni, in conseguenza di menti più o meno aperte alle innovazioni per meglio distribuire altruisticamente la ricchezza del paese, e non ritenerla egoisticamente nelle mani sterili di pochi incapaci); Stellati a cui vogliono addossare la responsabilità della nascita di quel mostro deforme chiamato “governo Letta”. Ma non era stato detto a chiare lettere quale fosse il programma del Movimento Stellato? E’ per tale programma che gli elettori hanno convogliato una valanga di voti in suo favore, stanchi dell’incapacità di chi ci ha portati al disastro. Stanchi della dittatura dei partiti, che affonda le sue radici nei primissimi anni 60, sino a giungere con l’attuale legge elettorale alla spudorata cancellazione del sacrosanto diritto di un Popolo a scegliersi i propri rappresentanti parlamentari. Perché, quindi, meravigliarsi da perfetti idioti se il Movimento non accetta accordi con chi ha depredato la casa degli italiani. Perfetti idioti che continuano ad affidare la propria casa a chi l'ha ignobilmente spogliata. Chi ha tradito, perciò, il proprio elettorato, gli Stellati che hanno difeso per oltre quattro mesi le proprie linee programmatiche, senza spostarsi di un sol soffio dalle nuove iniziali trincee istituzionali prospettate, nonostante gli innumerevoli tentativi di corromperli perpetrati da più parti, rosse o nere che fossero; oppure gli altri schieramenti che, alla faccia delle reciproche minacce dichiarate, dell’odio soprattutto esternato gli uni contro gli altri, alla fine hanno comunque accettato quel bel mucchio di letame composito, pur turandosi il naso e soprattutto il cervello. Vi dico di più, se quel 24 febbraio il 25% degli astenuti avesse dato il proprio appoggio al Movimento Stellato permettendogli di ottenere la maggioranza assoluta in entrambe le Camere, oggi avremmo un Paese tutto nuovo con le seguenti leggi già approvate: a) Repubblica Presidenziale e Unicamerale (riducendo i parlamentari a sole 300 unità con emolumenti ridottissimi, inducendo i più capaci della parte residua degli attuali membri a darsi ad attività private per produrre e guadagnare di più, e il restante gruppo maggioritario ad inseguire altre attività più consone alla loro incapacità); b) istituzione della carriera politica cominciando dalle circoscrizioni e, con un massimo di due mandati quadriennali, procedendo gradualmente sino in parlamento (si eviterebbe di ritrovarsi in un colpo solo tanti ricchi scemi nelle massime istituzioni); c) abolizione del finanziamento ai partiti e di tutti i vergognosi privilegi di cui si sono coperti quelli del Branco; d) scioglimento dei partiti (che possono ricostituirsi sotto associazioni di cittadini ideologiche, private, autofinanziate e autogestite); e) elezione diretta di ogni carica istituzionale, sfruttando la capillare estesa rete delle amministrazioni condominiali, regolate da apposite leggi con cui organizzare con pochissima spesa le primarie, dalle quali comporre le liste dei candidati per ogni ordine istituzionale (questo punto posso chiarirlo in ogni suo aspetto in altra sede); f) modifica degli articoli della costituzione che sono stati palesemente stravolti sino a realizzare, non uno stato repubblicano e democratico come il referendum dei nostri padri ha sancito, ma una sottospecie di abusiva monarchia assoluta; g) elezione diretta dei giudici; h) strenua lotta all’evasione fiscale con approvazione della legge per l’esproprio espiativo confiscando i beni con effetto retroattivo. Questo per cominciare, se si vuole un Paese snello, scattante e pratico, in una parola una macchina esecutiva perfettamente efficiente; scopo primario delle nuove leggi è quello di confezionare legacci che limitino le "pazzie" di certi parlamentari; una rete di leggi a mo' di camicia di forza per il bene del Popolo Sovrano. Se il bene dell’Italia vi sta a cuore, quindi, date la vostra fiducia al Movimento degli Stellati; mi rivolgo naturalmente alle persone intelligenti che, per nausea, non vanno più a votare. Proviamo, almeno; abbiamo dato i nostri voti per decenni a chi si è dimostrato chiaramente indegno della nostra fiducia. Intanto, cambiamo noi le cose; perché il Branco non lo farà mai. A meno di comportamenti violenti di quella parte di cittadini che proprio non ce la fa più a sopravvivere. Voi che fareste al loro posto?

dito a Bari il 31.5.2013

venerdì 24 maggio 2013

DIRITTO D’INGIUSTIZIA

Che mi sia messo a fare la lotta ai re è cosa che risale all’adolescenza. Evidente quindi che avverso tutti i Berlusconi del mondo e mai li difenderei. Però questo pregiudizio non può inficiare la mia obiettività di persona matura, equamente sempre al di sopra delle parti. Dunque, una cosa è chiarissima anche al più cieco degli uomini. C’è in giro per il paese una sorta di distorta giustizia che mira a colpire chi sfortunatamente incappa nelle sue ire e che abbia idee contrarie alle proprie. Chi invece le abbraccia, quelle idee lo rendono immune da qualsiasi reato. Emblematico il caso Penati e altri casi simili, accomunati dallo stesso colore politico: chi non s’è accorto della sceneggiata messa in atto in quello stesso Tribunale di Milano per gran parte mancino, pur di “salvare” con la prescrizione uno che noi Popolo Sovrano avremmo volentieri appeso alla mussolini, non per giustiziarlo, ma soltanto per fargli svuotare le tasche e riprenderci il nostro. Che la Giustizia insegua i potenti mascalzoni e affamatori è sacrosanto diritto, ma non sino a torturarli per una vita, o sino a che non cambino opinione pensandola come loro; tutt'al più sarebbero da condannare a vivere con mille euro al mese. Figurarsi, perciò, che farebbero a un qualunque cittadino come me, se questa giustizia decidesse di mettermi le mani addosso come è stato fatto per i tanti malcapitati Tortora; addosso ad un comune cittadino che si limita soltanto a trasferire su carta, così come faccio io, la libera manifestazione del pensiero, trasponendovi in sintesi quelle che sono le vaganti voci del Popolo in un libero paese.

Edito a Bari il 24.5.2013

giovedì 16 maggio 2013

I GIOIELLI DI CORNELIA MONTEZEMOLO

Fa piacere leggere della soddisfazione goduta dalla signora Montezemolo, carica dei propri gioielli artificiali, nell’ammirare i gioielli naturali di Puglia. La grande differenza sta nei fatti: mentre noi pugliesi facciamo godere il mondo intero dei nostri preziosi, lei gode egoisticamente da sola delle sue gioie. Di ben altra levatura la soddisfazione mostrata dalla romana Cornelia per i suoi di gioielli.

Edito a Bari il 16.5.2013