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sabato 20 maggio 2023

REPUBBLICA QUOTIDIANO

 REPUBBLICA GIORNALACCIO

Sin dai suoi esordi ho sempre sostenuto che Repubblica è un giornale mongolfiera. Ogni notizia è un pallone gonfio d'aria. Pur di fare scoop le inventano tutte. Per questo non l'ho mai comprato. Va avanti a casse pompate da soldi pubblici. Cioè nostri. Buono soltanto per incartare pesce...

venerdì 23 settembre 2016

GESTIONE ALBERGO DIURNO
Leggo nelle pagine della Cronaca di Bari della Gazzetta di ieri, 14 ottobre 2015, un articolo sull’Albergo Diurno che coinvolge una società da me legalmente rappresentata. Nel confermare la “costosa ristrutturazione” eseguita da altra impresa, devo però respingere l’affermazione di “gestione privata fallimentare”. La nostra società, dopo essersi aggiudicata per 10 anni la gestione della struttura, dette avvio all’attività investendo somme considerevoli per l’acquisto di macchinari ed apparecchi elettrici impostici dalla convenzione stipulata col Comune di Bari. L’inaugurazione del nuovo corso dell’Albergo Diurno avvenne il 7 maggio 1983, come è dimostrabile dalla foto allegata, alla presenza del Sindaco De Lucia che, con me alla sua destra e alla presenza di alte autorità civili e religiose, consegnò la struttura alla Città. Ma la festa fu tutta lì. Tre giorni dopo si riscontrarono pesanti carenze agli impianti elettrico ed idrico, divenuti fatiscenti per la lunga inattività trascorsa dalla fine dei lavori di ristrutturazione edile all’assegnazione nove anni dopo della gestione alla nostra società. Dopo inutili interventi riparatori tentati dal Comune di Bari, fummo costretti a chiudere la struttura il 30 agosto successivo, meno di tre mesi da quel 7 maggio, per l’insufficienza di detti impianti a sopportare il carico preteso in convenzione dallo stesso Comune, insomma la struttura di proprietà del Comune era inadatta alle esigenze della gestione richieste per contratto. In pratica nella ristrutturazione sono stati realizzati impianti sottostimati per ciò che successivamente l’erogazione prevista in convenzione richiedeva alla nostra società. Motivo per cui fummo costretti ad avviare due vertenze che hanno impiegato oltre quindici anni per giungere a conclusione; dal 1984 al 2001, Primo Grado, Appello e Cassazione. Alla fine, riconosciute alla nostra società le proprie ragioni, l’intera vertenza è costata alle casse comunali un esborso, tra danni, rimborsi e spese legali, di circa 300 milioni dell’epoca. Pertanto, la nostra società non è mai fallita. Tutti gli atti sono depositati in Tribunale, nel relativo fascicolo, a disposizione per le verifiche. Tanto per ristabilire la Verità. Saluti cortesi, Vito Petino.

Edito  a  Bari il 15.10.2015


Al gentile Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno BARI Rubrica “Lettere al Direttore”

Gentile direttore, sono al solito ad arrecarle disturbo; se l'argomento interessa decida cosa farne. Io, intanto, devo chiederle di perdonarmi un madornale errore di precedenze. A volte, pur di vedere pubblicato un mio scritto, mi precipitavo a inserirlo sul web e solo dopo lo inviavo a lei e ad alcuni suoi collaboratori; proprio come un bambino, nonostante i miei 71 anni, traevo immensa gioia baloccandomi con semplici lettere. Riflettendo, alcuni giorni fa ho capito di essere stato molto scortese verso la mia Gazzetta del Mezzogiorno, compagna di una vita nella buona (ho visto negli anni il mio nome pubblicato, sempre per fatti insignificanti, in formazioni calcistiche delle serie minori, in elenchi di candidati politici dalla cicoscrizione al senato, in cariche di associazioni religiose e civili, ed altro di poco conto) e nella cattiva sorte (il 12 giugno del 1953 ho perso un fratellino di poco più d'un anno, caduto dal balcone di casa). Riacquistata un po' di saggezza, ho capito che dovevo inviare i miei scritti prima al quotidiano da lei signorilmente diretto, ed è cosa che farò sempre d'ora in poi. Consapevole della sua enorme responsabilità, deciderà naturalmente lei quello che può essere pubblicato o meno. Nell'eventualità negativa, aspetterò una settimana prima di pubblicare il respinto sul web. La saluto cortesemente, vitopetino.

Edito  a  Bari il 19.9.2015


Al gentile Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno BARI Rubrica “Lettere al Direttore”

Caro Direttore,
ho appena letto la notizia dell’aumento del costo della Gazzetta, provando un immediato fastidio interiore. Qualcuno sta forse attentando alla mia quotidiana pace mattutina? Non s’illuda il tal signore: io, al galante appuntamento con la “mia” Gazzetta del Mezzogiorno non rinuncerò mai! Quest’anno festeggio il mio 41° anniversario di matrimonio e in tutti questi anni le mie prime azioni giornaliere hanno sempre avuto il profumo, in perfetto ordine dinamico, di Gazzetta del Mezzogiorno, di caffè e di cornetto, tutti e tre ancora caldi. Ma già da ragazzo leggevo di frequente la Gazzetta del mio babbo; da giovane ho ritirato spesso nel vecchio Palazzo di piazza Roma, subito dopo la mezzanotte, una copia calda di stampa della Gazzetta; un quotidiano, come se ne deduce, che ha avuto un’impronta decisa nella storia della mia vita. Perciò, non mi farò mai mancare il piacere di leggere l’unico giornale che tutela gli interessi della mia gente, della mia città, della mia regione; insomma della mia terra natia. Anche se il suo prezzo divenisse sempre più esorbitante. Piuttosto faccio a meno del cornetto prima, e del caffè poi, ma mai della mia “cara Gazzetta”.
Grazie, signor Direttore, e cordiali saluti.

Edito  a  Bari il 16.2.2006


giovedì 19 giugno 2014

CAPITANO LARICCHIA


No, non ho voluto degradarla. Non sono assolutamente fra i suoi detrattori, che io definisco babbioni. Anzi, ogni mattina alle sette e trenta, dal lunedì al venerdì, mi accingo puntuale a sorseggiare latte, caffè e le stille di buonumore che lei mi dispensa insieme alle previsioni del tempo; rendendomi in tal modo la giornata lavorativa più radiosa, anche se ha predetto l’assenza di sole. Però stamane, quando nella sua rubrica ha annunciato che da venerdì non ci vedremo per tutta l’estate, mi sono improvvisamente rabbuiato. Ma non è certo il motivo per cui ho volutamente scambiato il grado di “colonnello” con quello di “Capitano”. Intendo con tale sostituzione dare maggior risalto alla sua prorompente personalità, che si rispecchia maggiormente in un ruolo più da campo di battaglia, come certa letteratura ci tramanda, che in un ruolo da scartoffie e scrivania. Un solo appunto per la sua rubrica, quando appare la dicitura “anticiclone”. Ho notato che, riportata fra le tante isobare, capita che qualcuna di esse vada a chiudere la seconda “c” facendola apparire come una “o”, tramutando così il temine in una parolaccia. A meno che non sia un segnale ad hoc per dichiararsi “anti … babbione”. A presto, Capitano Laricchia, per ritrovare il buonumore.


Edito a Bari il 19.6.2014



lunedì 5 marzo 2012

A TE LUCIO
Lucio caro, io scrivo a un vivo, perché non sei morto, né mai morrai. Sono un tuo ammiratore molto particolare; le tue canzoni sono la colonna sonora della mia vita, ma non ho mai acquistato un tuo disco: l’arte non si vende, la si dona. E tu per una vita hai donato la tua sinfonia all’Umanità; hai regalato la tua poesia in musica al Mondo intero. Il dono più grande, meraviglioso che l’Uomo abbia voluto fare all’uomo.

Ciao Lucio, a domani.

Edito a Bari 1.3.2012


lunedì 31 dicembre 2007

PROFESSOR IORIO

Purtroppo per me, sono uno dei tanti che non ha avuto mai il piacere di conoscere direttamente il professor Iorio perché, impegnato col mio lavoro, rimandavo sempre ad altra occasione. L’esiguità di tempo da dedicare ad attività culturali mi ha impedito persino di inviargli, tramite la sua rubrica, questa lettera da mesi tenuta nel cassetto:

“Caro provessor Iorio, ti leggo sulla Gazzetta da tanto di quel tempo che mi viene spontaneo darti con profondo affetto del “tu”; non ci siamo mai visti, ma i tuoi scritti mi fanno credere di “conoscerti” così bene da sembrare uno dei provessori delle mie scuole di cinquant’anni fa. La vita mi ha insegnato che con gli anni si scordano le cose, perciò bisogna sempre imparare, e tu mi dai questa possibilità. Ti sei accorto che il mio pensiero non è proprio raffinato e la mia penna è grezza; proprio per questo io vedo nei tuoi insegnamenti una fonte pura da cui nutrire lo spirito, e non solo; sto pure rinforzandomi i muscoli con tutta la ginnastica che faccio per stare dietro alla tua “profondità d’intelletto”, ai tuoi molti “neologismi”; infatti per capirti meglio sollevo, trasporto, sposto, sfoglio tanti di quei grossi volumi da farmi dolere braccia e gambe: tu che conosci sette lingue, sei la palestra giusta per irrobustire pensiero e corpo di tanti capatosta. Se mi sono sforzato a scrivere è per dirti: “Non zi dann adenza all crtcand”, ai quali il tuo sapere dà fastidio; è l’invidia che ‘ngi juschk a qualche vann a chidd ciucc prsmus. Sapessi nella vita quanti sbutti si è costretti a subire dagli asini raglianti, anche se tu, con la sola penna, li hai punti tutti. In compenso ci sono tanti alunni di buona volontà che hanno bisogno di te. Io, ad esempio, che so a malapena una lingua, dopo avere imparato le tue sette, ne saprò per otto.”

Pregustavo di già la sua pepata risposta, se avesse avuto voglia di darmela; ma non lo saprò mai, almeno ora. Dovrò aspettare non so quanto ma, da profondo credente, sono certo che me la darà quando ci rivedremo nel posto bellissimo in cui sta ora insegnando ai sapienti.

redatto a bari il 26.2.2007

martedì 9 ottobre 2007

CLONAZIONE DELLA BALENA BIANCA

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria? Andiamo a vedere. Nasce un nuovo partito.
- Tò, e dov’è la novita!
- Ma questo è grande; si dice che può raggiungere il 37%. E poi ha la sponsorizzazione di Prodi; vi è la certezza che Veltroni ne divenga segretario. Inoltre, si aggregano tutti i piccoli partiti, annullando così l’effetto frantumazione. Ne fanno parte i Dalema, i Cossiga, i Rutelli, i Mastella, le Bindi e le Pollastrini, e sembra pure che i fili vengano tirati dietro le quinte dal solito Andreotti.
- Hanno resuscitato la Balena Bianca! Hanno clonato la DC!
- Ohu, ma che gridi! Mi hai spaventato.
- Scusami sai; non ho saputo controllare l’orrore per il ritorno alla DC.
- Ma no, che stai dicendo.
- Non ne sei convinto? Aspetta, allora, che in un attimo ti spiego. La DC era un grande partito e ha generalmente stazionato sempre intorno al 37%. L'elezione del suo segretario veniva preconizzata almeno con sei mesi d'anticipo. Prodi nella DC c’era, anche se con altri incarichi dannosi per la comunità; c’erano pure i Cossiga, i Mastella, le Bindi. I Veltroni, i Dalema, i Rutelli, le Pollastrini, pur dichiarandosi di sinistra, partecipavano di nascosto alle Sante Messe. I piccoli partiti sono i fuorusciti della vecchia DC che, rientrando, produrranno le famose deleterie correnti che tante porte e finestre hanno fatto e faranno sbattere e i danni causati saranno sempre addebitati alla solità comunità. E qual è la sigla del nuovo?
- PD.
- Vedi, nemmeno il nome è nuovo. E’ stata fatta solo una semplice operazione matematica. Ricordi quando a scuola si riducevano le formule per semplificarle? PC e DC erano partiti contrapposti, quindi PC/DC; prova ad eliminare i fattori comuni e ottieni P/D. L’unico dispiacere è vedere escluse le sigle delle due ideologie, cristiana e comunista, che tanto bene oggi sposano insieme. Allora, dov’è il tanto propagandato nuovo? Quella croce di Andreotti, dopo aver perso lo scudo? Ma fammi il diabolico piacere …… E dire che Moro si è sacrificato inutilmente. Sarebbe bastato farlo allora questo superficiale lifting per salvargli la vita. Quanti anni perduti!
Concludendo, niente di nuovo sotto il sole. Mesta e rimesta, sempre la solita minestra è. Aria fritta e continue prese in giro nei confronti di stupidi cittadini che, correndo dietro al fumo, non possono poi fare altro che recitare il chi è causa del proprio male …… e l'arrosto, intanto, finisce nelle solite pance tronfie.

redatto a bari il 9.10.2007

giovedì 20 settembre 2007

SESSUALITA’ IN PIAZZA

Presidente e iscritti dell’Associazione Cittadini d’Europa “Cristianesimo e Costituzioni”, riuniti in assemblea, abbiamo discusso alcune sere fa su quanto deciso da alcuni politici di far svolgere a Bari il prossimo raduno gay. Naturalmente, tutti d’accordo ci siamo detti contrari, non in particolare al suo svolgimento nella nostra città, ma proprio al suo svolgimento in generale. Non sono certo motivi discriminanti che ci hanno spinti a una tale presa di posizione; anzi le nostre idee sono riportate fedelmente nello statuto sociale che esclude qualsiasi forma di discriminazione fra gli esseri umani. Saremo sempre inorriditi per le sofferenze patite dagli omosessuali lungo il corso della storia, soprattutto per le ultime persecuzioni nazifasciste subite per colpa di ideologie stupide vomitate da menti malate. Il nostro parere è dettato dalla semplice constatazione che molte sono oggigiorno le occasioni che distolgono la gente da cose ben più serie. Senza contare feste civili e religiose, c’è la giornata del papà, della mamma, del soldato, dei lavoratori, dei diversi, dei santi, degli scrittori, dei vari mister e miss, dei global e non global, insomma di tutti. A pensarci bene, anzi, manca proprio la giornata degli eterosessuali, che vivono la loro natura in silenzio senza spiattellare in nessuna piazza le loro intimità. Come si vede, perciò, a questo punto gli unici a sentirsi discriminati dovremmo essere proprio noi normali. Ma non lo facciamo proprio per quell’alto senso di civiltà che ci contraddistingue e, in verità, che contraddistingue tanti altri fra le categorie citate. Quello che disgusta tutti è il modo becero, volgare, esibizionista di manifestare, che per fortuna solo in pochi mettono in mostra e contro i quali ci schieriamo, pregandoli di mostrarsi nell’occasione barese più maturi e civili che nelle precedenti o, almeno, di non sporcarci la città. A riprova che non siamo contro gli omosessuali, devo aggiungere che io personalmente ho avuto un carissimo amico d’infanzia di nome Guglielmo, che ora purtroppo non c’è più, conosciuto soprattutto come Willi, il quale viveva la sua diversità con garbo, con signorilità; lui odiava quegli isterismi ed esteriorità volgari che caratterizzano le manifestazioni degli omosessuali. Non avrebbe mai partecipato a simili raduni carnevaleschi fuori stagione. Addirittura il gruppo di amici, di cui anche Willi faceva parte, solo dopo anni ha saputo che fosse omosessuale, e nessuno s’è mai lasciato solo sfiorare dall’idea di allontanarlo. Era carissimo a tutti proprio per la sua nobiltà d’animo, per i suoi modi affabili, per la sua discrezione; mai siamo stati oggetto delle sue attenzioni particolari, che Willi riservava solo a chi fosse consenziente; ben sapendo quali fossero le nostre tendenze sessuali, non ha mai tentato di forzare la volontà di nessuno; viveva la sua sessualità con orgoglio, scegliendo liberamente e lasciandosi scegliere liberamente. Così facendo non si creava nemici, ma solo amici e tanti; sapeva bene che più allargava la cerchia delle amicizie più gli era possibile trovare qualcuno con cui condividere il suo sentimento. Eravamo un bellissimo e unito gruppo di amici; tutti lo amavamo e lui amava tutti noi, ma di quell’amore istintivo che nasce solo nell’infanzia e, al di là di ogni interesse, dura per sempre; di quell’amore che esclude in assoluto le implicazioni del corpo, sublimandosi solamente in quello spirito puro che travalica le rispettive vite terrene. Mai, noi amici, abbiamo sentito Willi contrariarci per il nostro desiderio di ragazze; diceva sempre “Se non ci fossero ragazzi come voi, noi omosessuali non esisteremmo, nessuno esisterebbe, perché alla fin fine siamo tutti concepiti da un uomo e una donna.” E noi aggiungevamo “Se fossimo tutti ricchioni l’umanità si estinguerebbe in una generazione.” Sì, usavamo e continueremo ad usare proprio quella parola, non certo in senso spregiativo né per non saperci aggiornare, ma solo perché gay ci sa troppo di effeminato. Con ricchione, invece, lasciamo loro ancora una parvenza di quella mascolinità perduta o mai avuta; non ce ne vogliano, pertanto, tutti i fratelli diversi. A questo punto, prima di chiudere, io presidente sento il dovere di difendere la mia discriminata categoria, sottolineando con ripicca che se gli omosessuali hanno un loro “orgoglio gay”, permettetemi di manifestare il nostro “doppio orgoglione”.
Fraterni saluti a bianchi e neri, biondi e bruni, alti e bassi, grassi e magri, belli e brutti, femmine e maschi; buona e civile manifestazione a tutti.

redatto a bari l’1.10.2002

sabato 15 settembre 2007

MILLENNIO

Caro professor Zichichi,

ora che gli scienziati londinesi l’hanno sancito ufficialmente, tutti sono d’accordo, finalmente, sull’inizio del terzo millennio, ad eccezione di pochi ostinati che, avessero ricordato solo la più semplice regola aritmetica studiata nel primo anno di scuola elementare, avrebbero evitato l’errore: le decine, le centinaia (secolo), le migliaia (millennio), eccetera, terminano e si completano tutte con zero. D’altronde, se fosse esatta la tesi degli erranti, il 2001 sarebbe il secondo anno del nuovo millennio, e un numero uno che sia secondo cozza contro ogni logica razionale: ce l’ha insegnato lei. Io personalmente la stimo moltissimo e molto la seguo nella sua rubrica domenicale, per me diventata, dopo quella Cristiana dello Spirito, seconda fonte cristallina dove immergere la mia ragione. Sono certo, quindi, che la sua tesi nel sostenere il 1999 quale ultimo anno del secolo, sia stato un modo per uscire dal coro, cosa di cui lei non ha bisogno, perché già fuori da ogni coro, perchè al vertice. La sua boutade sull’inesistente anno zero, poi, è stata la migliore invenzione sull’argomento: lei ha fatto scattare un ipotetico cronometro, facendolo girare per ben 31.536.000 secondi, pari a 365 giorni, quindi un anno, per poi imbambolarci sostenendo che “sono trascorsi zero anni”, cioè nulla. In conclusione, lasciando perdere se Dionigi il Piccolo abbia calcolato più o meno giusto il tempo trascorso dalla Natività, lasciando stare anche tutti gli errori e gli aggiustamenti che la sostituzione dei vari calendari ha apportato a tale data, l’unica certezza che tutti abbiamo è la convenzione, ormai universale, di datare il nostro tempo col sistema attuale, che conclude il ventesimo secolo il prossimo 31 dicembre. Perciò, or che il 2000 volge al termine e, coincidenza rara, con esso si completano giorno, settimana, mese, anno, secolo e millennio, spero che nella sua rubrica televisiva voglia dare anche a noi precisini la gioia di festeggiare, allo scoccare della mezzanotte e del primo gennaio duemilauno, l’inizio del terzo millennio, dopo averlo dato ai nostri amici zichichini (doveroso omaggio al suo schierarsi con le minoranze) che, per distrazione, precipitazione o invenzioni matematiche – il trittico al completo in molti casi – si son lasciati scappare il tappo di champagne un anno prima. Nel frattempo mi son divertito a censire l’errore sul tema, quantificandolo: sullo scranno più alto, con molta poca lode in verità, si sono classificati i giornalisti RAI fra cui, con particolare distinzione, le telegiornaliste, ma sappiamo tutti come le donne abbiano poca dimestichezza con i numeri, basta vedere come si contano gli anni; al secondo posto, ma ad una sola incollatura, quelli di MEDIASET assegnando la palma del migliore a Gerry Scotti ex equo con il Fede; infine, sulla terza pedana le penne poco aritmetiche dei giornalisti della CARTA, comprese firme prestigiose. E’ il termometro della cattiva informazione. Non le dico, inoltre, quante e.mail ho ricevuto contrarie alla mia tesi; una in particolare mi è stata inviata da un professore universitario di Palermo che con un’ingarbugliatissima e interminabile formula ha tentato, senza riuscirci, di dimostrare che il terzo millennio è già cominciato; ora mi è chiaro il perché della crisi dell’insegnamento in Italia, a tutti i livelli scolastici, sentito il ragionamento di cotali maestri. Un ultimo favore vorrei che lei, così ascoltato, chiedesse a molti giornali: che ripubblichino gli stessi tabloids dell’anno scorso completati, però, da tutti quegli avvenimenti che hanno caratterizzato quest’ultimo anno del secolo che completa il secondo millennio; siamo certi che molti giudizi, espressi nell’incompletezza temporale, possano essere modificati se non, addirittura, ribaltati; ad esempio, l’ultima Olimpiade ha espresso nuovi records mondiali che pongono i detentori in una posizione unica: essere per sempre i primi di questo millennio. Sembra niente questa differenza spostando sventatamente l’inizio del millennio? Basta chiedere ad ogni ragazzo che ha raggiunto, a costo di enormi sacrifici, quel sublime traguardo sportivo, se è meglio essere i primi di questo millennio o gli ultimi del prossimo. Grazie e auguroni.

redatto a bari il 13.12.2000

domenica 9 settembre 2007

VIE STRETTE E VIE LARGHE

Il Comune di Roma ha deciso di intitolare una strada della Capitale agli omosessuali. Unico disappunto l'utopia degli amministratori capitolini: invece che toponomasticarla all'inglese "GAY STREET", con un po' di buon senso avrebbero dovuto farlo alla francese "GAY ROUTE". E' più realistico e appropriato allo stato dei luoghi.

redatto a bari il 4.8.2007

BIN LADEN

Siamo all’ennesima farsa all’americana. L’ultimo video pubblicizzato e divulgato dalle TV statunitensi ritrae il Bin ringiovanito almeno di trent’anni. E’ anche vero che con i soldi si può tutto, ma non sino al punto di resuscitare le persone morte. Sì, Bin Laden è morto almeno da cinque anni in Afghanistan; se non sotto le bombe americane, è deceduto sicuramente su quelle montagne dove si nascondeva per evitare di essere catturato. I continui spostamenti gli hanno impedito di seguire regolarmente la terapia per i suoi tanti acciacchi; soprattutto l’impossibilità di sottoporsi a dialisi quasi giornaliera, e per l’esaurimento dei medicinali necessari e per l’avaria degli apparecchi utili a tale trattamento, lo hanno portato a morte sicura nel giro di ore. A chi giova, pertanto, menare per il mondo un personaggio virtuale, come si usa fare con i fantasmi negli antichi castelli in modo da attirarvi i turisti, se non agli stessi americani per giustificare l’esercito di occupazione in quei luoghi, ai terroristi per non perdere il lavoro e ai maledetti fabbricanti di armi che, pur di raggiungere i loro sporchi fini economici, non rispettano nessuno, nemmeno una persona intenta a farsi perdonare dal suo Dio; l’unico Dio, il Dio di tutti, comunque gli uomini vogliano nominarlo.

redatto a bari il 9.9.2007

giovedì 6 settembre 2007

LUCIANO PAVAROTTI

Grande Luciano, caro Luciano, finalmente sei riuscito a librarti in volo sulle tue meravigliose note. Con te perdiamo uno dei nostri fratelli migliori ma, in questo caso, il solito vuoto incolmabile rimane pregno della tua immensa personalità. Sarai, quindi, sempre con noi, in noi. Il tuo canto echeggerà perenne nella Storia. Con la tua melodiosa voce hai estasiato, accomunandoli, gli animi di popoli dalle diverse religioni, dalle diverse etnie, dalle culture diverse. Incantandoli, i più Grandi ti hanno apprezzato, amato, osannato. Hai usato solo la tua Arte, il tuo Canto, quale mezzo persuasivo nei cimenti civili, contro le ingiustizie del mondo. Ci mancherai. Unica nota stonata, nella tua vita come in quelle di tutti i cittadini, è l’assurda sottomissione economica esercitata dai politici: anche i Geni dipendono dalle loro scriteriate distribuzioni finanziarie. Incredibile paradosso, fra i tanti, nella brutta favola di un Paese dal triste fine.

redatto a bari il 6.9.2007